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Quando, a causa di carie avanzata o gravi problemi gengivali, si arriva a perdere uno o più denti, molto spesso l’odontoiatra consiglia di ricorrere ad impianti dentali, dispositivi chirurgici che consentono di ripristinare completamente la funzione masticatoria ed estetica dei denti, senza gli inconvenienti delle protesi mobili.

Esistono svariati tipi e tecniche di impianti dentali, con delle caratteristiche specifiche per diverse esigenze: per la stabilizzazione di protesi mobili, per fissare un’intera arcata attraverso soli quattro impianti (tecnica dell’all on four), per denti singoli o, infine, ponti.

Il materiale più frequentemente utilizzato per gli impianti dentali è il titanio, molto sicuro in quanto non recepito come estraneo dall’organismo umano, quindi accettato come osso. Questo perché, nel momento in cui si avvia l’iter diagnostico e poi chirurgico per un intervento di impianto, bisognerà prima procedere alla cosiddetta osteointegrazione.

Si tratta di impiantare, appunto, su un preesistente osso mandibolare o mascellare (o un residuo di esso) una “fixture” in titanio: una sorta di vite che assumerà via via le funzioni della radice del dente, e su cui dopo verrà attaccato il moncone, sempre cilindrico, chiamato “aboutment”.

Ecco come si procede nel metodo classico: dopo l’estrazione del dente malato, non più recuperabile, il medico dentista prescrive al paziente una tac, esame diagnostico che potrà consentire di capire quanto osso è ancora disponibile al di sotto del dente o dei denti da impiantare e di che qualità esso sia. Una volta stabilita quantità e qualità di osso si procede, dopo cura preventiva antibiotica, ad un primo intervento chirurgico in cui l’odontoiatra impianterà le fixture in titanio.

Successivamente il paziente continuerà con la cura antibiotica e, trascorsi sette-dieci giorni potrà togliere i punti di sutura (alcuni medici decidono invece di procedere con il “carico immediato”, cioè con l’installazione di una protesi provvisoria). A questo punto il dentista terrà sotto osservazione il processo di guarigione ed un eventuale rigetto (probabilità quasi nulla con il titanio). Trascorsi tre o quattro mesi il paziente dovrà sottoporsi ad un altro intervento, questa volta per l’avvitamento degli aboutment, i monconi, su cui poi verrà costruita e fissata una corona, simile in tutto al dente originario.

Esistono svariati tipi e tecniche di impianti dentali, con delle caratteristiche specifiche per diverse esigenze: per la stabilizzazione di protesi mobili, per fissare un’intera arcata attraverso soli quattro impianti (tecnica dell’all on four), per denti singoli o, infine, ponti.

Il materiale più frequentemente utilizzato per gli impianti dentali è il titanio, molto sicuro in quanto non recepito come estraneo dall’organismo umano, quindi accettato come osso. Questo perché, nel momento in cui si avvia l’iter diagnostico e poi chirurgico per un intervento di impianto, bisognerà prima procedere alla cosiddetta osteointegrazione.

Si tratta di impiantare, appunto, su un preesistente osso mandibolare o mascellare (o un residuo di esso) una “fixture” in titanio: una sorta di vite che assumerà via via le funzioni della radice del dente, e su cui dopo verrà attaccato il moncone, sempre cilindrico, chiamato “aboutment”.

Ecco come si procede nel metodo classico: dopo l’estrazione del dente malato, non più recuperabile, il medico dentista prescrive al paziente una tac, esame diagnostico che potrà consentire di capire quanto osso è ancora disponibile al di sotto del dente o dei denti da impiantare e di che qualità esso sia. Una volta stabilita quantità e qualità di osso si procede, dopo cura preventiva antibiotica, ad un primo intervento chirurgico in cui l’odontoiatra impianterà le fixture in titanio.

Successivamente il paziente continuerà con la cura antibiotica e, trascorsi sette-dieci giorni potrà togliere i punti di sutura (alcuni medici decidono invece di procedere con il “carico immediato”, cioè con l’installazione di una protesi provvisoria). A questo punto il dentista terrà sotto osservazione il processo di guarigione ed un eventuale rigetto (probabilità quasi nulla con il titanio). Trascorsi tre o quattro mesi il paziente dovrà sottoporsi ad un altro intervento, questa volta per l’avvitamento degli aboutment, i monconi, su cui poi verrà costruita e fissata una corona, simile in tutto al dente originario.

L’intervento di impianto viene di solito eseguito in anestesia locale chirurgica, ma può essere anche svolto con sedazione cosciente o, nei casi più gravi, in anestesia generale. E’ bene, infine, sapere che i fumatori presentano maggiori rischi di rigetto dell’intervento, a causa di una ridotta capacità di coagulazione del sangue, e che smettere di fumare qualche mese prima rappresenta la soluzione prescritta dagli specialisti in questi casi.

Prognosi

La prognosi degli impianti dentali  si è molto dilatata negli ultimi anni e diverse ricerche hanno dimostrato che dopo 10 anni sono perfettamente efficienti e funzionali.

Presupposti per la prognosi degli impianti dentali

E’ pur vero che la durata di un impianto dipende da diverse variabili a cominciare dalla professionale del dentista e dalla sua esperienza fino alla tecnica usata che può differire da paziente a paziente. Non meno importanti sono il buono stato di salute del paziente, i materiali, il numero d’impianti (perni) in rapporto ai denti da inserire, la profilassi prima e dopo l’intervento.

La prognosi degli impianti dentali è contestuale anche alla presenza o insorgenza di malattie che ne possono determinare la perdita, come l’osteoporosi, il diabete, la perimplantite e in genere un sistema immunitario debole.

Come prolungare la prognosi degli impianti dentali

Prima di inserire un impianto dentale vengono eseguiti i controlli di routine sullo stato di salute del paziente, sulla buona coagulazione del sangue nonché esami di diagnostica per immagini al fine di verificare specificatamente la tenuta ossea. In presenza di patologie contrarie al buon esito di un impianto si procede con interventi mirati quali la rigenerazione ossea, la terapia antibiotica pre e post intervento, la normalizzazione dei valori di glicemia nel sangue per i diabetici, la profilassi per chi soffre di osteoporosi.

Trascurare anche solo uno di questi accorgimenti può portare alla perdita dell’impianto pre tempore, ma si tratta comunque di evento assai raro. La prognosi infatti degli impianti dentali si attesta intorno al 97% secondo l’Associazione Medici Dentisti Italiani.

La perimplantite

E’ un’infezione molto aggressiva dei tessuti molli e poi delle ossa mascellare e mandibolare che porta a un progressivo ritrarsi degli stessi cosicché l’impianto perde il sostegno e deve essere rimosso.

Se presa in tempo può essere curata con una terapia antibiotica, diversamente si nota un avanzamento che porta a scoprire prima i colletti dentali fino alle radici artificiali (i perni).

Si consiglia di mantenere sempre un igiene orale ottima, la cura dei propri denti in ottica di prevenzione è importantissima.

I materiali degli impianti dentali e le tecniche

La prognosi degli impianti dentali dipende, oltre che dalla professionalità del dentista, anche dall’uso di materiali pregiati, quali il titanio e lo zirconio per le corone nonché dalla corretta esecuzione delle moderne tecniche implantari quali il carico immediato e l’all on four e all on six con la corretta distribuzione del “carico” dentale.
Gli impianti dentali hanno una maggiore durata seguendo le norme d’ igiene orale e le periodiche visite di controllo nonché evitando il fumo.

Tipologia degli impianti a Carico immediato

L’implantologia moderna ha risolto egregiamente il problema dell’attesa di una protesi fissa (carico differito) per la quale in passato bisognava attendere diversi mesi, con la tecnica del carico immediato. Tali interventi risultano molto meno invasivi anche con la procedura detta all on four e all on six (tutto su 4 e tutto su 6).

Il carico immediato e all on four e all on six

Il carico immediato di un impianto viene realizzato con il posizionamento dei denti in una sola seduta o entro 24-48 ore dall’inserimento.

I perni che sostituiscono le radici naturali dei denti persi, hanno una struttura a forma di vite che permette la migliore osteointegrazione possibile, grazie anche a materiali pregiati quali il titanio e lo zirconio. Il titanio è considerato infatti uno dei materiali più affidabili, resistenti e con la migliore biocompatibilità per conferire stabilità agli impianti. Gli stessi quindi soddisfano a pieno sia la funzionalità masticatoria che quella estetica.

La struttura dell’impianto si compone, come, dei perni che rappresentano il moncone o pilastro sul quale poggia la struttura sovrastante e cioè la corona in ceramica o in composito di cui è composto il dente.

La ceramica in particolare è capace di riprodurre sia nel colore che nella lucentezza i denti naturali.

Durante la seduta quindi vengono posizionati gli impianti dentali sui quali verrà montata una protesi fissa provvisoria in attesa che si compia il processo d’integrazione ossea, che avviene di norma entro 4-6 mesi per i pazienti in perfetta salute, mentre può arrivare fino a 12 mesi per i pazienti affetti da osteoporosi.

La tecnica all on four o all on six serve invece per riposizionare denti sopratutto nei casi di perdita totale dei denti, ma viene usata anche nei casi mancanza parziale senza limare e danneggiare i denti circostanti perché non necessita dei vecchi “ponti”. “Tutto su 4 o su 6” significa che possono essere posizionati fino a 12 denti per arcata su soli 4 o 6 impianti, in base alla conformazione del cavo orale del paziente.

La stabilità di un’intera arcata è garantita anche dal posizionamento obliquo di 2 dei 4 o 6 perni che si trovano nella parte posteriore e che permettono una migliore distribuzione delle forze, soprattutto durante la masticazione.

Impianti dentali e consistenza ossea

La condizione imprescindibile per il successo degli impianti dentali è la consistenza ossea mascellare e mandibolare, in mancanza della quale si possono eseguire trapianti ossei per la rigenerazione, sia di tipo omologo (il donatore è il paziente stesso) sia di tipo artificiale (si usano materiali biocompatibili). L’intera struttura di un impianto sarà così stabile nel tempo (anche per più di 15 anni) seguendo le normali pratiche d’igiene dentale e i controlli periodici dal proprio dentista.